Calenzano, ore 9 di domenica. Attendo l’apertura di Nencini Sport. Devo far durare il più a lungo possibile questa esperienza. Non posso rinunciare proprio ora che tutti tifano per me. Li ho rassicurati che il temporale non ha minato la mia determinazione e non ci sono state conseguenze drammatiche. Ma se il problema che mi impedisce di proseguire con serenità è purtroppo la tenda, vecchia e non impermeabile, la devo sostituire. Subito. Prima della prossima notte. Il mio isolamento non può essere messo in discussione. Tutto deve proseguire con le stesse regole, ma questa volta ho fatto un’eccezione. Ecco perché mi sono alzato alle 7, dopo il nubifragio notturno, e ho percorso il più rapidamente possibile i 140 km che mi separavano dalla mia nuova tenda. Del tutto identica alla vecchia.
Durante l’ultima notte, mentre la pioggia tamburellava sulla tenda e si insinuava dentro a goccioline, ho fatto un giro sui principali siti di outdoor per trovare la sua gemella. Una tenda diversa, nelle foto dei post, sarebbe saltata immediatamente agli occhi. Con la conseguenza di dover addurre scuse impresentabili, far cadere ogni velo, continuare il mio isolamento senza più alibi e, anzi, fare una figura di merda incancellabile. E la soluzione è stata questa: Nencini Sport a Calenzano. Arrivare presto. Entrare in negozio all’apertura, quando non c’è ancora ressa, con la mascherina s’intende. Prendere la tenda dallo scaffale, a colpo sicuro, e correre a sostituire la vecchia. Senza sentirmi in colpa.
Sono rientrato dopo 4 ore al mio campeggio, e mi sento sfinito. Ho guidato in trance per 280 km, con l’unico desiderio di fare in fretta e con un solo obiettivo: risolvere, camuffare e proseguire come se nulla fosse.
La nuova tenda è montata. E’ più piccola e più verde scuro ma solo io noto le differenze. I materiali di cui è fatta non mi soddisfano, la vecchia era costruita meglio. La qualità di un tempo è insuperabile. Ho dovuto risolvere alcuni difetti recuperando ganci ed elastici dalla vecchia. Ho quasi il desiderio di un po’ di pioggia per giustificare il viaggio a Calenzano. La nuova tenda ha due ingressi, positivo perché aprendoli si cambia aria facilmente e si asciuga. In ogni caso rimetterò il telo arancione sul tetto perché è previsto brutto, mi hanno avvisato da casa.
Sera. Sto mangiando poco e bevendo tanto a più riprese. Non ho appetito. Una lunga telefonata con la moglie, che ha provato a farmi tornare a casa, spaventandomi con previsioni meteo catastrofiche. Capisco il suo stato d’animo ma voglio resistere. Un temporale adesso posso affrontarlo consapevole dei rischi. Ho anche un piano B. In caso di violento nubifragio, che mi costringesse ad abbandonare la tenda, ho l’indispensabile pronto dentro lo zaino. Cellulare e chiavi a tiro. Lascio il resto qui e mi rifugio nell’automobile. Per questo non la parcheggio mai troppo lontano, mi da sicurezza.
Ore 14 dell’ottavo giorno.
La notte è stata infinita. Il rumore della pioggia sui teli e le folate di vento mi hanno tenuto sveglio. Un po’ l’ho chiamata ma il test acqua è pienamente riuscito. Non è entrata nemmeno una goccia. La cosa negativa è la condizione del terreno. Tutto umido che non posso stendere il telo rosso come faccio ogni mattina. Ho lasciato la tenda ad asciugare e sono partito in auto per gironzolare nei dintorni, mentre si carica la batteria del cellulare. Ho imboccato una via di cava piena di solchi profondi e buche, speravo mi portasse da qualche parte. Per fortuna ho un’auto che esce indenne da ogni terreno, ma non penso mai alle conseguenze, che potrei restare in panne. Allora ho preso la via asfaltata che scende a valle, con il proposito di raggiungere un paese ma poi mi sono fermato. Oggi non ho entusiasmo sufficiente. Inizio ad essere stanco di questo peregrinare, mancano degli stimoli a proseguire. Ma se domani tornerò positivo, li ritroverò.
Questa mattina, dormicchiavo ancora, ho riconosciuto il verso della ghiandaia. E’ strabiliante. Vorrei imparare a riconoscere gli uccelli di questo bosco che ogni sera, dopo il tramonto, riempiono il silenzio. Il mio isolamento, in verità, è uno pseudo isolamento. Ieri sera sono ritornato al Rifugio e ho comperato mezzo litro di vino rosso e oggi, prima di tornare alla tenda, ho mangiato pane e formaggio lungo la strada, seduto all’esterno di un locale. Limito al minimo i contatti ma non li evito totalmente.
Ore 21. Oggi è la Giornata Mondiale del Gatto. All’ora di cena si è fatto vivo un bel felino che si è accostato alle gambe senza nessun timore ed è entrato in tenda. Ho diviso la cena, si è lasciato accarezzare e poi si è allontanato. Coincidenza? Messaggio? Sembrava una giornata inutile, con un po’ di nostalgia di casa ed ecco apparire questa bestiola che mi ha portato gioia. La notte che mi attende dovrebbe essere tranquilla . Aspetterò il sonno con animo sereno.
Ore 7. Smonto la tenda e scendo a fare il tampone.
Sono le due del pomeriggio. Mi trovo al Lago Pranda, qualche kilometro più su del Passo del Cerreto, sull’appennino emiliano a 1300 metri. Non sono più positivo al covid, a dar retta al tampone. Ma è troppo forte il bisogno di continuare questa vacanza/esilio, infatti proseguo. Questa è la mia nuova sistemazione in tenda. Sono tornato nel luogo dove tutto ebbe inizio, quarantadue anni fa. Sono anche i luoghi della fanciullezza e poi dell’adolescenza.
Il lago è circondato da faggete, c’è molto fresco e, perciò, con questo caldo, frequentato più del normale. Si paga per accedere con le auto. Ma questa sera le sue rive ombrose diverranno cupe e sarà un deserto. C’è un divieto di campeggiare. Per montare la tenda, nonostante il suo colore mimetizzi abbastanza, mi sono defilato rispetto al lago. Ho aspettato un po’ prima di montare i teli. Quello arancione, che mi fa da riparo per la pioggia, è troppo vistoso e lo metto all’imbrunire.
Ore 21. Mi sono ritirato a dormire, ma dopo una pizza. Finalmente posso frequentare le persone, senza sentirmi in colpa. Iliano, il gestore della baita pizzeria, chiacchierando, ho scoperto che ci siamo incrociati nel periodo che vivevo da queste parti. La serata è trascorsa a rievocare quell’inverno tra il 1979 e 1980. Ero giovane e senza futuro ma tutto poteva accadere e cambiare il corso delle cose, come appunto avvenne. Qui, lavorando come stagionale, ho incontrato la ragazza che è stata mia moglie per oltre un decennio. Entrambi da posti diversi, con un passato da dimenticare e senza grandi illusioni, ci siamo trovati. C’era tantissima neve e la luna illuminava le nostre camminate notturne. Lei cameriera in albergo, io a gelare sui campi da sci.
In tenda, per la prima volta dalla partenza, sento freddo. Dormirò vestito.