Oggi ho compreso quello che sto facendo. Il covid è stato un pretesto per scappare, per isolarmi dalla routine, stare solo. Non è una cosa scontata che uno, con relazioni e impegni, possa all’improvviso mollare tutto. Dentro avevo questa voglia, ma come farla emergere? Mettere nero su bianco: io adesso me ne vado, così, senza una valida ragione.
Ho avvisato i miei. Sono ben sistemato, qui a Campocecina e ho intenzione di fermarmi per più giorni. Trovo sempre buoni posti per campeggiare, come se un istinto mi guidasse. Probabilmente è l’esperienza sul territorio, forse la fortuna, sta di fatto che ogni volta lascio il posto dove ho dormito con un po’di rammarico. Con il timore di non trovarne uno migliore. Accade però il contrario. Esplorando i dintorni di Campocecina, in meno che non si dica, ho trovato il luogo adatto per montare la tenda.
Tra le 17 e le 20 ho fatto un’escursione alla cimetta della Faggiola. Al rientro mi sono lavato ad una fontanella alla bell’e meglio a torso nudo. È frequentata e non potevo fare di più. Ma ho fatto scorta di due bottiglie per un bidet nel bosco. Ci sono tanti sentieri tra le faggete a questa quota, 1300 metri, che mi invogliano a restare a lungo e trovare facilmente angoli di privacy.
È l’una di notte. Rumori dal bosco circostante. Penso sia abitato da molti animali di varia specie. All’inizio mi inquietavano, con il passare delle notti diventano un sottofondo ai miei pensieri. A volte alle ansie che allontano dicendomi che non c’è ragione perché si avvicinino alla tenda.
Ho fatto un tampone con una rapida visita in casa. Ancora positivo. Da un lato mi dispiace perché è l’evidenza della spossatezza che mi accompagna da giorni, per l’altro mi fornisce l’alibi per rimanere in questa condizione speciale, non replicabile. Ieri sono riuscito a camminare per 3 ore. Oggi non saprei.
La brevissima visita è servita, oltre al tampone, a fare una doccia, prendere abiti puliti e salutare mia figlia. Era assonnata per la serata precedente in discoteca. Mia moglie era nervosa, teme il contagio. Sono scappato molto soddisfatto.
Mi stanno tutti avvisando che presto pioverà. Ho messo un telo supplementare sopra la tenda. Ho voglia di affrontare anche questo imprevisto. È ancora pomeriggio, passo dal sonno, alla lettura, al diario, in attesa degli eventi atmosferici. Qualche tuono mi induce a scendere all’auto con gli zaini pieni di cose da salvaguardare, ma è ancora un falso allarme.
Sono le 22. Mi ritiro nella tenda. Vedo fulmini in lontananza e mi preparo alla pioggia. Ho fatto un’escursione sul Borla prima di sera. Da lassù ho visto la costa e casa mia. Ho inviato diverse foto, una con dedica a mia figlia. Tornando alla tenda ho fatto uno strappo alle regole. Ho comperato una birra al rifugio e domandato sulle previsioni meteo. Mi rincuora il fatto che sono in ottima compagnia se dovesse piovere. Ho notato tante tende sul lato opposto al mio accampamento, alcune con teli leggeri che non reggerebbero un temporale.
E finalmente la pioggia. Sono le 3 della mattina, da un’oretta sgocciola lungo i lati inferiori che ho bordato con fogli di giornale. È il quotidiano che mi porto appresso dal primo giorno perché sapevo sarebbe stato utile. Adesso è addirittura importante perché si imbeve di goccioline e tampona. Me lo attendevo, ma avevo bisogno della prova: i teli non sono più impermeabili. Urge una soluzione.