Ho un brutto vizio. Quello di consumare le cose. Per colpa di questa deprecabile abitudine mi sono trovato, a volte, in seria difficoltà. Consumo fino all’ultima goccia ogni cosa. Perchè non mi piace buttare via niente, se c’è ancora da raschiare il fondo del barile.
Mi prendo in giro da solo, e questo è già un segno della consapevolezza del mio brutto difetto. Ma che ci posso fare se non riesco ad andare dal benzinaio se so di avere ancora qualche litro di carburante. Faccio il calcolo di quanto ancora posso andare avanti e ignoro l’indicatore della riserva. E’ più forte di me. Se devo fare un tot a litro, quello devo raggiungere.
Sono restato a piedi, con la moto, più di una volta. Chiedendomi dove avessi sbagliato il calcolo. (vedi il racconto pubblicato anni fa ” Una gita tranquilla”). Nessuna esperienza è bastata per farmi cambiare atteggiamento. Io consumo tutto fino all’ultima goccia. Idem se si tratta della batteria del cellulare.
Esco con la carica che segnala 50%. Perchè dovrei ricaricare subito, mi chiedo. Hanno voglia gli amici a dirmi che è meglio non far scaricare troppo la batteria. Ribatto che e’ un vero affronto alla tecnologia: il telefono mi deve supportare ancora per molte ore. Per fortuna esistono i powerbanks, per sfortuna non l’ho mai a portata di mano quando servono. In ogni caso non mi piegherò alla logica del consumismo, nel senso contrario però. Se non si scarica non si fa la ricarica.
C’è una cosa che manda in fibrillazione mia moglie. Le date di scadenza che io non rispetto mai. Se un alimento scaduto è ancora integro nella sua confezione io non lo butto. Va consumato. Almeno va testato prima di buttarlo. Una volta ho mangiato una confezione di yogurt, scaduti ma sigillati, fino all’ultimo barattolino. Dopo un mese. Non era buonissimo, lo ammetto. Ma non mi è accaduto nulla.
L’ultima confezione, però, l’aveva gettata via la consorte. Me l’ha sottratta di nascosto per la mia salute, ha detto. Ecco, questo è il consumismo che aborro. Ma la cosa più tremenda che lei fa è la pulizia dei medicinali scaduti. Ammetto che il principio attivo, dopo un certo tempo, non è più efficace. Ma mica muoio se uso ancora, dopo 9 mesi dalla scadenza, un antimicotico. Alla peggio non farà bene il suo compito.
L’altra settimana l’ho cercato, dopo molto tempo, per un’unghia che mostrava una leggera ripresa di un fungo con cui combatto da sempre. Un flaconcino che tenevo ben nascosto nel mobiletto del bagno. Sparito. Ma santiddio, che te ne importa? Magari avrebbe funzionato ancora un pochino, no? Ho dovuto sborsare oltre 15 euro dal farmacista.
Mi dispiace buttare le cose che possono ancora dare un loro, piccolo ma sostanzioso, contributo. Non lo faccio per denaro. Figurarsi. Non ho mica sofferto gli stenti della guerra, ne ho solo sentito parlare. Lo facci per consumare fino in fondo le cose. Non siete d’accordo?
Non riesco a buttare vie le magliette se hanno un piccolo buchettino invisibile. Però tutte le mie amiche lo vedono. Boh? Tengo un coltello da cucina, a cui sono particolarmente affezionato, il manico da una parte e la lama dall’altra. Ho un cd in mille pezzi ricomposto dentro la custodia. Quando lo scopriranno, i miei eredi si interrogheranno se si tratta di un fenomeno poldergeist. Io mi chiedo che cosa me ne faccio se non è più leggibile. Risposta: la custodia è ancora buona.
Ho toccato il fondo, ma non ditelo a mia figlia, quando ho recuperato dal pavimento della cucina la sua frittata. No, mi sono detto, non butto via quattro uova fresche.
Starò peggiorando?